Blog Post Da dove proviene il cibo che mangiamo? Una mappa per scoprirlo


Set

30

2016

Da dove proviene il cibo che mangiamo? Una mappa per scoprirlo

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Un nuovo studio rivela la misura della globalizzazione nella fornitura mondiale di cibo. I ricercatori hanno messo insieme una serie di interattivi che mostrano i risultati. Questa è una schermata che mostra le coltivazioni originarie dell sud Asia.

Alcune persone sapranno che i peperoncini della Thailandia e i pomodori italiani – nonostante siano centrali nelle rispettive cucine locali – sono originari del sud america. Ora, per la prima volta, un nuovo studio rivela la reale misura della globalizzazione nella nostra fornitura di cibo. Più di due-terzi delle coltivazioni che sostengono la dieta nazionale provengono da qualche altro posto – spesso molto lontano. E questo trend si è accelerato negli ultimi 50 anni.

Colin Khoury, un botanico dell’ International Center for Tropical Agriculture (conosciuto con l’acronimo spagnolo CIAT) e il dipartimento di Agricoltura statunitense, sono i ricercatore principali. Khoury dice che “i numeri affermano quello che sappiamo da tempo – il nostro interno sistema alimentare è completamente globale.”

Lavori precedenti degli stessi autori hanno mostrato che le diete nazionali hanno adottato nuove coltivazione e sono diventate globalmente simili nei decenni recenti. Il nuovo studio mostra che queste coltivazioni sono per lo più straniere.

L’idea che le coltivazioni abbiano centri di origine, dove sono state originariamente addomesticate, risale agli anni 20 e al grande esploratore russo Nikolai Vavilov. Egli argomentava che la regione in cui una coltivazione era stata addomesticata sarebbe stata segnata dalla più grande diversità di quella coltivazione, perché li i contadini avrebbero selezionate diversi tipi per il maggior periodo di tempo. La diversità, insieme con la presenza di antenati selvatici, ha segnato il centro dell’origine.

La mezzaluna fertile, con la sua profusione di erbe selvatiche relative al grano e orzo, è il primo centro di diversità per quei cereali. I peperoncini Thai provengono originariamente dall’America centrale e Sud America tropicale, mentre i pomodori italiani dalle Ande.

Khoury e i suoi colleghi hanno esteso i metodi di Vavilov per cercare le origini di 151 diverse coltivazione lungo 23 regioni geografiche. Dopo di ché hanno esaminato statistiche regionali della dieta e produzione alimentare in 177 paesi, coprendo 98.5 % della popolazione mondiale.

“Per ogni paese, dovremmo calcolare quali coltivazione contribuiscono in calorie, proteine, grassi e peso totale del cibo – e se sono originari di quella regione del paese o se sono straniere,” ha detto Khoury.

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Il grande esploratore russo Nikolai Vavilov ha mostrato che le coltivazioni sono originarie della regione del mondo in cui loro e i loro antenati selvatici, mostrano la loro più grande diversità. Questa mappa traccia il centro d’origine e la primaria regione di diversità di 151 diverse coltivazioni. (alcune coltivazioni, come il grano, hanno più di una regione primaria di diversità.)

Separatamente i ricercatori hanno guardato a cosa i coltivatori stessero coltivando in ogni paese e se quelle coltivazioni avessero origine straniere.

Globalmente, le coltivazioni straniere rappresentano il 69% della fornitura alimentare del paese e della produzione agricola. “Adesso sappiamo quanto le diete nazionali e i sistemi agricoli ovunque dipendono dalle coltivazioni originarie da altre parti del mondo” ha detto Khoury.

Negli Stati Uniti, la dieta dipende dalle coltivazioni provenienti dal Mediterraneo e ovest dell’Asia, come il grano, l’orzo, ceci, mandorle e altro. Intano, l’economia agricola degli Stati Uniti è centrata sulla soia dell’Asia dell’est e il mais del Messico e America centrale, così come il grano e altre coltivazioni del Mediterraneo. Gli Stati Uniti sono loro stessi l’origine dei girasoli, che paesi come l’Argentina e la Cina coltivano e consumano.

Paul Gepts, un selezionatore di sementi e professore all’Università della California, David, che non è stato coinvolto nello studio, ha riconosciuto l’importanza delle scoperte.

“I professionisti sono a conoscenza dell’interdipendenza globale, ma ciò non è qualcosa di cui la maggior parte delle persone è a conoscenza” ha detto.

I ricercatori di CIAT hanno prodotto un grafico interattivo che permette di esplorare i risultati – Gepts dice che ciò potrebbe veramente aiutare le persone a capire da dove proviene il loro cibo. “è mostrato sullo schermo molto bene”, dice.

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Questo screenshot di un grafico interattivo mostra, in media, che le coltivazioni originarie del Sud America tropicale contribuiscono con 821.6 calorie a persona al giorno alla dieta dell’Africa orientale.

Le regioni lontane dai centri della biodiversità agricola – come il Nord America, Nord Europa e Australia – sono più dipendenti dalle coltivazioni straniere. Per lo stesso motivo, i paesi in regioni di diversità che stanno ancora coltivando e mangiando i loro alimenti base – per esempio, sud Asia e Africa orientale – erano meno dipendenti dalle coltivazioni straniere. Ma anche paesi come il Bangladesh e il Niger dipendono da coltivazioni straniere per un quinto del cibo che mangiano e coltivano. I pomodori, peperoncini e cipolle (dall’ovest all’Asia centrale), per esempio, sono importanti in entrambi i paesi.

Inoltre, nel corso degli ultimi 50 anni, la dipendenza della dieta mondiale dalle coltivazioni esterne è aumentata dal 63 % all’attuale 69%. Khoury dice che ciò è stata “un po’ una sorpresa”.

“Le culture adottano coltivazioni straniere molto velocemente dopo essere entrate in contatto”, dice, puntualizzando che le patate erano state coltivate in europa solo 16 anni dopo essere state scoperte nelle Ande. “Siamo stati in contatto globalmente per anni, e ancora ci sono cambiamenti in corso”.

Le coltivazioni per oli e grassi hanno visto il cambiamento maggiore: il Brasile adesso coltiva la soia dall’est dell’Asia mentre Malesia e Indonesia coltivano olio di palma dall’Africa occidentale.

L’interdipendenza globale si estende anche al futuro delle coltivazioni – per esempio, per combattere le minacce del cambiamento climatico e le nuove malattie. I geni di cui si ha bisogno per affrontare queste sfide più probabilmente saranno trovate nelle regioni primarie della diversità, ma saranno necessarie ovunque siano coltivate.

Questo è un punto cruciale per Cary Fowler, ex segretario del Global Crop Diversity Trust e autore dello studio. Egli dice che lo studio presenta evidenza scientifica e rigorosa dell’interdipendenza all’interno del sistema alimentare globale.

“Ciò significa che dobbiamo iniziare a comportarci come se fossimo interdipendenti”, dice Fowler in un’intervista.

Il Trattato Internazionale sulle risorse genetiche delle piante per cibo e agricoltura dovrebbe assicurare che i paesi possono procurarsi la diversità delle piante di cui hanno bisogno per sviluppare nuove varietà così che possono fronteggiare nuove sfide. Ma la maggior parte dei paesi, dice Fowler, non sta fornendo l’accesso facilitato promesso dal trattato.

Il problema è generalmente politico, poiché i paesi ignorano l’accesso condiviso offerto dal trattato (che hanno adottato circa 120 paesi) in uno sforzo per mantenere ogni potenziale beneficio per loro.

Per esempio, durante l’anno internazionale della Quinoa nel 2013, i ricercatori hanno cercato di comparare quante più varietà di cereali andini che potevano, per vedere quale fosse il migliore in diversi ambienti.

Tra più di 3000 diverse varietà conosciute, i ricercatori hanno ottenuto solo 21, e nessuna di queste veniva direttamente dalle file dei geni nei paesi di origine.

Altri ricercatori che hanno condotto un test del trattato hanno concluso che “dopo quasi 10 anni, l’accesso facilitato non è chiaro”.

Fowler dice che questo tipo di attitudine mina le buone intenzioni espresse nel trattato “è tempo che il trattato internazionale venga osservato e rafforzato.”

Fonte: Link

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